Artrosi e problemi associati

Il dolore artrosico: cure naturali per il dolore

OVER 60: l’artrosi non è sinonimo di dolore
Ne sono la prova le persone ultrasettantenni che, anche pur soffrendo di eventuali altre patologie, non hanno sempre dolore
Ne sono la prova i giovani, che possono avere dolori muscolo-scheletrici in assenza di artrosi,ernie o altri fenomeni degenerativi

L'argomento che tratteremo in questa pagina riguarda i comuni dolori muscolo-scheletrici riferiti al soggetto non più giovane.
Il riferimento “over 60” non è ovviamente un confine netto, ma sta ad indicare tutti quei casi in cui il problema può comparire in associazione a condizioni di usura delle articolazioni, sia vertebrali che degli arti, talvolta già a 45/50 anni. Se questo non è legato a patologie infiammatorie (come l'artrite reumatoide o forme simili), possiamo fare una precisazione, forse nota, ma fondamentale per eliminare convinzioni errate e per comprendere il resto delle spiegazioni: la presenza di fenomeni degenerativi nel sistema muscolo-scheletrico non è sempre causa di dolore, anche se le informazioni sullo stato delle strutture non dovranno mai essere tralasciate nell'analisi di ciascun caso.
A supporto di questa affermazione abbiamo due modelli di conferma:
numerosi anziani, con artrosi certa per la loro età anagrafica e pur soffrendo di eventuali altre patologie, non hanno sempre dolore
tantissimi giovani possono manifestare dolori muscolo-scheletrici in assenza di ernie, artrosi o altri fenomeni degenerativi.
Questo deve incuriosire e far riflettere sul fatto che, ad esempio, un individuo “over 60” può accusare un dolore da pochi giorni, senza traumi e senza processi patologici, pur avendo fenomeni degenerativi in corso da oltre 10 anni.
La materia medica da sempre riporta un assioma: il quadro clinico (l'insieme dei sintomi) non è costantemente sovrapponibile al quadro radiologico (ciò che emerge dagli esami della struttura, indagato con radiografie, ecografie, risonanza magnetica, ecc...).
Il risvolto pratico di questa constatazione richiama perfettamente l'esempio sopra citato, ma anche quello del  malcapitato Paziente che, con giustificata enfasi, potrebbe esclamare: “Ho fatto tutti gli esami, eppure non ho niente...Ma sto male!!”

Analogie di  dis-funzionamento…..
In altri settori non legati alla medicina, è molto noto il concetto della taratura di un sistema, cioè quella fine regolazione dei parametri che permette a quel determinato oggetto/meccanismo di funzionare bene, rispettando quindi i requisiti per i quali è stato costruito. Esempi?
Uno strumento musicale può essere nuovo o usato,  le fotografie (gli esami) certificheranno questo stato di integrità, ma potrebbe emettere suoni tutt’altro che musicali se ha perso la sua accordatura… Analogamente un computer può funzionare male, senza che siano presenti danni alla parte hardware (le parti fisiche: alimentazione, schermo, tastiera, mouse, scheda elettronica principale e dischi rigidi di memoria, ecc..).
Per entrambi i casi occorrerà un “riequilibrio delle funzioni”, sicuramente di natura diversa vista l’ampia distanza esistente fra questi due esempi, comunque accomunati dal fatto che, per qualche motivo, è insorto un problema senza che si sia danneggiato nulla.
Il corpo umano ha  numerose regolazioni che possono alterarsi senza che il precedente quadro artrosico sia peggiorato, in maniera modesta o drastica.

Fra il benessere e la patologia...
Quando compare un dolore articolare e/o muscolare, dopo aver appurato con il medico che questo non sia l'espressione di una patologia problematica, per la quale esistono ben note linee guida dal punto di vista farmacologico e/o chirurgico, è possibile ipotizzare che in quel peggioramento vi sia l'alterazione di determinati meccanismi che permettevano al corpo di funzionare, più o meno bene, anche in presenza di alterazioni della struttura.
In altri termini ed andando un poco in profondità nella spiegazione, prima che si fossero manifestati i disturbi, il sistema muscolo-scheletrico era in grado di tollerare tutte le sollecitazioni cui era sottoposto, durante ogni attività/posizione quotidiana, senza sviluppare dolore perché capace di compensare e ripartire “i carichi” che subiva. La perdita di questa capacità può generare infiammazioni di tipo meccanico, localizzate, senza che gli esami del sangue siano alterati come nel caso di un'artrite.
Quale terapia?
L'intensità dei disturbi ed una visita dal proprio Medico, oltre agli esami del caso, potranno orientare verso una iniziale scelta farmacologica per gestire l'esordio del problema.
Dal punto di vista della terapia manuale esistono più parametri che possono essere analizzati durante una valutazione funzionale (osservazione e tests dinamici), per leggere nel corpo del singolo soggetto come è possibile supportare i sistemi di compensazione coinvolti nella ripartizione adeguata delle sollecitazioni. E' da questa analisi che deve partire la riflessione, per impostare un programma terapeutico mirato che permetta, in tempi molto rapidi, di ripristinare la funzionalità.
Un mal di schiena che si manifesta al mattino o nel riavvio dalla posizione seduta, un dolore al ginocchio che comporta difficoltà nel fare le scale o dopo essere stati a riposo, un dolore alla spalla che ritorna dopo mesi o anni senza che nessuna caduta/sforzo lo abbiano generato..., sono solo alcune delle situazioni che richiamano modalità di manifestazione particolari, problematiche per la persona ma generalmente ben trattabili. Senza dimenticare tutti quei disturbi dell'anca per i quali è prematuro pensare alla protesi, oppure una cervicalgia ricorrente (con o senza cefalea) che sopraggiunge apparentemente senza motivo, o ancora una lombosciatalgia con protrusione/ernia discale, quando il chirurgo non ritiene opportuno intervenire...
In tutti questi casi, non essendo necessari i tempi della riabilitazione (cicli estesi e sedute pluri-settimanali, come nel caso di un'operazione al ginocchio o alla spalla, ad esempio), basterà una seduta ogni 7-10 giorni, con esercizi/manovre non forzate, nel rispetto delle possibili limitazioni/controindicazioni che possono accompagnare il problema del singolo Paziente.
La regola che tutela ogni trattamento è sempre la medesima: la terapia deve mostrare i primi positivi riscontri entro 2-3 sedute. La cura può richiedere eventualmente qualche ulteriore incontro, ma solo dopo aver già rilevato i benefici iniziali e qualora serva consolidare il miglioramento.

CIAO