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Ginocchio e tendine rotuleo

Il ginocchio: se avete dolore senza aver subito traumi/distorsioni, se la vostra "artrosi" non è così rilevante da giustificare i sintomi e soprattutto se questi peggiorano piegando il ginocchio o facendo le scale...diventa interessante inquadrare il problema con l'analisi vettoriale e relativa scomposizione di forze, comprendendo la sofferenza femoro-rotulea nel ginocchio e un quadro clinico in grado di spiegare numerosi disturbi del menisco e non solo, spesso refrattari alle consuete terapie.

Questo capitolo risulterà interessante per coloro che soffrono al ginocchio senza che vi siano stati traumi significativi, con il dolore che si manifesta nella regione anteriore ma in grado di irradiarsi anche lateralmente e soprattutto con l'articolazione che permette la normale deambulazione salvo risentire difficoltà durante il piegamento (specialmente se protratto nel tempo), nel fare le scale o percorsi in pendenza. Tale quadro può anche essere successivo alle complicazioni di una rieducazione post-chirurgica.

Il primo pensiero dei numerosi pazienti in studio che raccontano la loro storia è la preoccupazione per il menisco, indubbiamente indotta dalla loro vulnerabilità durante i traumi e notoriamente argomentata nelle cronache sportive.

Esiste invece la possibilità (assolutamente non remota..) che i dolori del ginocchio possano essere riconducibili ad un'alterazione della corretta dinamica femoro-rotulea che, nel soggetto sportivo comporterà la tendinite/tendinopatia rotulea, ma che in ogni individuo può generare disturbi al ginocchio con dolore e rumori (crepitio) alla flessione, senza che il ginocchio sia effettivamente instabile come dopo una distorsione. Possibile e frequente la sensazione di instabilità a causa del dolore che inibisce la performance ordinaria.

Andiamo quindi a vedere alcune nozioni tecniche che rappresentano una originale espressione del Progetto Fisioarea®, se confrontata con procedure e metodi di cura comunemente impiegati: si colloca nella gestione delle problematiche dell'apparato estensore del ginocchio, come ad esempio tendinite e condropatia rotulea ma, come riassunto in queste righe precedenti, spiega i dolori "non traumatici" del ginocchio.

La cronaca sistematicamente segnala la difficoltà al recupero e le frequenti recidive per quegli atleti che accusano dolori, tendinopatie, complicanze meniscali non traumatiche, dove anche una eventuale e minima riduzione della funzionalità legamentosa non giustifica assolutamente i sintomi accusati: esiste una ragione ben specifica, non necessariamente collegabile alla pura sofferenza da "overuse".
Attraverso un accurato studio che impiega il rigore di fisica e biomeccanica è possibile interpretare in maniera inconfutabile quali sono le reali cause che portano il ginocchio a questo tipo di problematiche.

Il tendine rotuleo presenta, in prossimità del sua giunzione ossea con la tuberosità tibiale, un angolo di inserzione: condizione permessa grazie al ruolo della rotula e dei tessuti molli peri-rotulei (recessi sinoviali laterotulei e corpuscolo adiposo di Hoffa) che, distanziando lo stesso tendine dal piano osseo, creano la possibilità per questo inserimento angolato.

Alcuni studi mediante RMN evidenziano un orientamento delle fibre tendinee fino a 55° rispetto all'asse diafisario tibiale.
Ma qual è il beneficio di tale particolarità?
Attraverso la scomposizione vettoriale della forza applicata sulla tibia dal tendine rotuleo, si ottengono due componenti:

  • fm è la componente che genera il movimento estensorio durante la contrazione del quadricipite;
  • fc è la componente che agisce in senso compressivo sull'articolazione, senza azione nella dinamica del gesto.

In sintesi, quanto più l'angolo di inserzione si riduce, tanto più aumenta la componente fc, con conseguente incremento delle sollecitazioni in compressione articolare e logica riduzione del vantaggio nel produrre il movimento estensorio.

Da non trascurare è anche l'effetto logorante sulle stesse fibre del tendine: se la forza generata dal quadricipite e applicata dal tendine rotuleo viene dispersa per la maggior parte in senso compressivo (caso 3 nella tabella sopra), lo smorzamento sarà inferiore per cui l'usura delle stesse fibre tendinee aumenterà a dismisura fino a provocare la tendinite e la conseguente definizione di "tendine debole".

Le conseguenze nel tempo di queste sollecitazioni, considerando la tipica predisposizione del tessuto connettivo a perdere elasticità, portano la rotula ad "abbassarsi" ed a lavorare più vicina ai condili femorali con la conseguente riduzione dell'angolo di inserzione del tendine rotuleo.
Abbiamo già visto gli effetti sul tendine, ma vi saranno anche ripercussioni per la cartilagine del comparto femoro-rotuleo, con la possibilità di sviluppare una condropatia: partendo da uno spazio femoro-rotuleo ridotto ogni sollecitazione imposta dal carico rotuleo troverà un'ammortizzazione inferiore (impingement femoro-rotuleo).

Per comprendere quest'ultimo concetto è importante "proiettare" l'anatomia nella dinamica: i recessi sinoviali laterorotulei hanno la capacità, per la rotula, di comportarsi come una sospensione idraulica che perde funzionalità quando il liquido sinoviale, proprio a causa dell' abbassamento, sarà in altri comparti dell'articolazione.

Questo spiega chiaramente alcuni reperti clinici segnalati dalla valutazione ecografia o con risonanza magnetica, fra cui anche il processo flogistico localizzato spesso in prossimità del corpuscolo adiposo di Hoffa.
Un altro meccanismo di rilievo che si crea con l'abbassamento rotuleo, è la possibilità di determinare perturbazioni a quei sincronismi presenti nella mobilità meniscale fino a indurne la lesione, soprattutto su base degenerativa.

Poiché l'obbiettivo terapeutico è quello di ricreare le migliori condizioni di funzionalità sull'apparato estensore del ginocchio, sarà fondamentale ripristinare l'adeguata ripartizione delle sollecitazioni, sia dal punto di vista articolare che tissutale.
In medicina e al di fuori di pure situazioni disfunzionali, nessuna soluzione terapeutica sia essa farmacologia, chirurgica o riabilitativa, può avere la garanzia del risultato assoluto ma, su questo specifico tema, la metodologia proposta dal Progetto Fisioarea® deve mostrare, in tempi estremamente rapidi, i segni inequivocabili di un recupero la cui dimensione è in grado anche di elidere quella connotazione di cronicità tipica delle patologie sopra citate: l'intervento riabilitativo è infatti elaborato partendo da queste innovative acquisizioni e si sviluppa con un protocollo manuale specifico ed originale in grado di ripristinare il top delle performance.

Per ulteriori informazioni:

Dr. Danilo Casali - dottore in fisioterapia e in osteopatia, riceve su appuntamento a:

  • Marzabotto (Bo), via Lama di Reno 60/2
  • Rep.San Marino - Borgo Maggiore, via A.Lincoln 40

per informazioni 338 913 0805 oppure fisioarea@fisioarea.com

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