Tendinite e tendinosi

Oltre ai muscoli...quando tendiniti e tendinosi sono responsabili di quel dolore cronicizzato

Il tendine è quella struttura fibrosa che raccorda un muscolo allo scheletro e, nella funzione, trasmette la forza affinché l'attività contrattile dei muscoli possano generare un movimento o il controllo dello stesso. Anatomicamente è quindi alla fine delle fibre muscolari e risente di tutte le sollecitazioni che il sistema muscolo scheletrico subisce nelle varie attività. A parte la patologia traumatica che comporterà sintomi immediati, un tendine può andare incontro a fenomeni di usura ed infiammazione che genericamente si manifestano con sintomi non immediati, rispetto a quando il problema si è instaurato. Tradotto in pratica, questo significa che quando l'individuo percepisce il problema tendineo, i meccanismi logoranti sono attivi già da tempo.
Per quali motivi?
Tralasciando le cause mediche legate alle patologie sistemiche come potrebbe essere un artrite reumatoide, per le quali l’iter medico è ben diverso, in questo spazio ci occupiamo come al solito dei dolori comuni eventualmente legati ad un fisiologico o accentuato quadro artrosico che a 30 o 60 anni possono disturbare le attività fisiche e/o lavorative.
Abbiamo già anticipato che si tratta di sollecitazioni meccaniche che, molto genericamente, possono essere differenziate in:

  • eccessive,  come quelle conseguenti a lavori o allenamenti fisici che, nel tempo, comportano degenerazione delle strutture per l'entità degli sforzi o dei movimenti. Gli esami svolti (ecografia, risonanza) mostrano il danneggiamento delle parti;
  • statiche e/o ripetute, come ad esempio quelle dovute a gesti ripetuti, seppure “non forzati”. Potrebbe essere il caso di un individuo che lavora al computer, o di  un barista che quotidianamente è addetto alla macchina del caffè. Dopo un tempo variabile possono manifestarsi sintomi anche se il soggetto non esegue altri lavori artigianali impegnativi e non pratica sport (tennis, golf, ecc..). Anche in questo caso gli esami svolti (ecografia, risonanza) mostrano il danneggiamento delle strutture;
  • “mal gestite” dal nostro sistema muscolo-scheletrico. Questa è una possibilità frequente potenzialmente presente in tantissimi casi, che spiega per quale motivo un individuo sviluppi molti più problemi rispetto ad un altro che compie la stessa attività. Indipendentemente dal fatto che l'attività sia statica o dinamica, ed eventualmente anche non problematica, i disequilibri articolari condizionano i movimenti e la ripartizione delle stesse sollecitazioni, fino a creare un quadro di sofferenza. Per questi casi clinici c'è spesso una discrepanza fra ciò che emerge dagli esami (nessuna anomalia o quadro di sofferenza modesta) e ciò che è l'entità del disturbo (dolore intenso o protratto, difficoltà quotidiane costanti). Questo schema disfunzionale è frequentemente presente anche nei due casi precedenti, per cui il suo trattamento specifico produrrà un miglioramento seppure una parte delle manifestazioni possa essere dovuta a  lesioni documentate.

Alcuni esempi di sofferenze tendinee?
La variabilità nelle manifestazioni è davvero ampia, in queste poche righe cercheremo di sintetizzare alcune delle situazioni più peculiari.

Spalla, polso e gomito
Presentano spesso tendiniti/tendinosi con infiammazione della loro guaina di scivolamento (paragonabile a ciò che è la “camicia” per il filo dei freni, nella bicicletta). Quando il problema si è instaurato, i dolori possono manifestarsi in maniera brusca e trafittiva, anche se prima non presenti per qualche ora o giorno. Questo dipende da come viene sollecitata la parte sofferente, anche con minime variazioni di movimento. Nella spalla il quadro clinico può comportare anche la presenza di calcificazioni, ulteriore segno del conflitto cronicizzato nei movimenti di elevazione, fra l'omero (il braccio) e l'acromion (porzione anteriore della scapola). Queste possono essere non problematiche per il recupero, oppure un ulteriore ostacolo che richiede la gestione specifica delle stesse.

Ginocchio
Il tendine più problematico per questo comparto è quello rotuleo, che serve al quadricipite (muscolo anteriore della coscia) per controllare il movimento di estensione del ginocchio. Le problematiche del tendine sono spesso legate alla mobilità della rotula, per cui il fenomeno doloroso può essere presente nello sportivo, nel ginocchio con artrosi o in quello che è spesso costretto a posizioni flesse (ad esempio il piastrellista).
Tale problema nel ginocchio si può manifestare senza aver subito traumi ed anche se l'artrosi non è così rilevante: il dolore compare o si accentua piegando il ginocchio,  facendo le scale o tornando ad estendere il ginocchio da una posizione piegata, specialmente se con il carico (ad es. inginocchiati a terra) o protratta nel tempo. Per altre info

Caviglia e piede
Per questo distretto corporeo le problematiche possono avere una doppia connotazione, legate al frequente comportamento che porta a trascurare una distorsione della caviglia, ma anche al fatto che il peso del corpo grava su una superficie modesta come quella plantare. Sono frequenti i casi in cui una piccola distorsione non lede nulla o quasi, ma il blocco che si crea a livello della mobilità tibia-astragalo (quest'ultimo è un piccolo osso che intermedio fra la stessa tibia ed il calcagno) genera il fenomeno dell'instabilità come se vi fosse stata una lesione legamentosa. Le sollecitazioni conseguenti ad una corsa, ai salti o anche al fatto di essere in piedi per deambulare, divengono in questi casi problematiche, fino a generare una sintomatologia.

Quale terapia?
Il panorama delle cure fisiche propone più soluzioni, a volte con terapie strumentali o più spesso con tecniche manuali, in rapporto alla eventuale fase infiammatoria.
Al di là di queste scelte è però fondamentale sapere che il rinforzo muscolare non rappresenta sempre una soluzione terapeutica. Ne sono la prova numerosi atleti che incorrono in questi disturbi, pur allenandosi quotidianamente. Un discorso a parte può essere fatto in quei casi in cui esiste una instabilità articolare per lesioni legamentose di 3° grado ma, per tutte le tendiniti (con infiammazione) o  tendinosi (con usura) più comuni, sono dovute a sollecitazioni che, per qualche motivo, l'apparato scheletrico imprime o subisce. Vanno analizzate, comprese e, se possibile, bonificate con una programma adeguato.
Voi cosa pensereste di quel meccanico che, di fronte alla vostra auto in panne per un “cigolio”/cedimento del sistema di trasmissione (cambio, sterzo) o degli ammortizzatori vi dicesse: “Occorre potenziare il motore...”?

CIAO